Uroboro il serpente che si morde la coda

Serpente

L’immagine del serpente uroboro, ovvero nell’atto di mangiarsi la coda, non è esclusivamente frutto della fantasia e dell’amore per il simbolo delle antiche civiltà, ma ha una sua concretezza reale. Davvero in alcune circostanze il serpente si mangia la coda, per esempio quando si trova in condizioni di stress. Esploriamo assieme questo insolito argomento.

Il serpente Uroboro nell’immaginario collettivo

La raffigurazione dell’ouroboros, il serpente che si mangia la coda, ha radici lontanissime ed è diffusa nelle principali culture antiche, da quella egiziana alle antiche civiltà sudamericane. Se in origine questa immagine veniva utilizzata per simboleggiare un concetto ciclico della vita, dove inizio e fine coincidono, successivamente essa è stata adottata in differenti altri contesti, in cui il serpente uroboro ha assunto il ruolo di figura leggendaria. Possiamo menzionare l’Hoop snake statunitense, che appare nelle storie di Pecos Bill, dove avanza rotolando a caccia delle sue vittime, e lo Tsuchinoko giapponese, una creatura ciarliera ed infida, con una propensione all’alcol e alle menzogne. Simbolo esoterico rappresentante la teoria dell’eterno ritorno, è stato indicato da Carl Jung nei suoi studi fra gli archetipi dell’inconscio collettivo, con riferimento al tema della ricorrenza ciclica degli eventi.

Quando e perché un serpente si morde la coda

Scendendo dal piano astratto dei simboli a quello esperienziale della natura, possiamo scoprire che questa immagine misterica ha un suo corrispondente reale. Tale atteggiamento è stato infatti riscontrato nei serpenti in cattività, come espressione di malessere. Infatti, i serpenti che vivono fuori dal loro contesto naturale sono spesso confinati entro teche più o meno grandi, dove gli spazi e le condizioni climatiche sono diversi da quelle originari. Se la temperatura interna del serpente si innalza, questo va in stato confusionale ed inizia a percepire un incontenibile appetito. Molto spesso la prima cosa che trova da divorare è la sua coda. Il dramma è che tale processo è quasi sempre irreversibile, in quanto la struttura ad uncino dei denti del serpente non consente di rigettare ciò che è stato già ingoiato; quando questi sono profondamente infilzati nelle sue stesse carni, il serpente non può fare altro che continuare ad ingoiarsi fino a morire.

Come intervenire

Sfortunatamente, i casi di successo nel salvataggio di un serpente in tali condizioni sono piuttosto rari, ed avvengono solo quando si riesce ad intervenire per tempo. Poiché la causa scatenante di questo comportamento sono le temperature eccessive, la prima cosa da fare è raffreddare la teca, spegnendo le lampade riscaldanti e tentando di bagnare l’animale. Per liberare il serpente dalla sua stessa, micidiale presa, sarà però necessario riferirsi ad un veterinario competente.

Un caso recente in Italia

È accaduto nel 2015, presso il Museo leccese di Calimera. L’animale era stato provvisoriamente collocato in una teca all’interno del museo dopo un ritrovamento fortuito su una spiaggia salentina, nel pieno dell’estate. L’intenzione era quella di allontanare la vipera dalla folla dei turisti che, vedendola nella pineta retrostante la spiaggia, avrebbero potuto ucciderla, per poi riportarla nel suo ambiente naturale in settembre, al termine della stagione estiva. Purtroppo, dopo cinque giorni, la vipera è stata ritrovata morta all’interno della sua teca, nella fatidica, e fatale, posizione del serpente uroboro.

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