Deflazione italiana e crisi dei consumi: dal 2007 -10% in Italia

Deflazione crisi euro

Non accadeva dal 1959. È ciò che hanno ripetuto più o meno tutti i giornali, a partire dal Fatto Quotidiano. Secondo i dati Istat, infatti, “nel 2016 prezzi in calo dello 0,1%”, l’ultima volta che è successo è stato, appunto nel 1959, quando il paese era agli albori del boom economico.
Secondo l’Unione Nazionale Consumatori, questa deflazione, questa flessione nei prezzi sarebbe dovuta proprio a questa crisi economica che sembra quasi infinita: è chiaro che, non guadagnando, le famiglie non consumano, perciò la domanda va in stallo. Neppure l’inflazione della fine dell’anno, dovuta principalmente alla crescita dei prezzi dei servizi relativi ai trasporti (+2,6%, dal +0,9% di novembre), degli energetici non regolamentati (+2,4%, dal +0,3% di novembre) e degli alimentari non lavorati (+1,8%, era +0,2% il mese precedente), è stata sufficiente.
Allarmanti a dir poco le affermazioni provenienti dal Codacons, secondo cui i consumi, negli ultimi 8 anni, sarebbero crollati, arrivando a un picco del -10% dal 2007, il che significa una perdita di circa 80 miliardi. Per intenderci, si tratta di circa 3300 euro annuali di consumi in meno per ogni nucleo familiare. Per contro, la percentuale di risparmio è ai massimi storici: insomma, le famiglie italiane consumano meno che mai, ma risparmiano a più non posso. Il che non sorprende, se si pensa agli stenti di questi ultimi anni di crisi.
Le cause di questa storica deflazione, secondo il Codacons, sono da riscontrarsi anche nei rincari di dicembre nei prezzi dei distributori di carburanti, i quali hanno, naturalmente, causato un effetto domino su diversi altri settori, in particolare energia elettrica e gas (questi ultimi, tra l’altro, hanno subito, in gennaio, un aumento, rispettivamente, dello 0,9% e 4,7%). Codacons, quanto l’Unione Nazionale Consumatori, puntano il dito contro il governo, che dovrebbe vigilare, mettendo dei paletti a tali rincari.
Coldiretti intanto lancia l’allarme: “effetti devastanti nelle campagne dove i prezzi riconosciuti agli agricoltori crollano mediamente di circa il 6% nel 2016 ed in alcuni casi, come per il grano, non coprono neanche i costi di produzione”. Poiché se la domanda diminuisce, è chiaro che i prezzi anche si assottigliano, il che potrà sembrare buona cosa per i consumatori, ma non per i produttori, i quali non riusciranno a rifarsi dei costi di produzione. Secondo Coldiretti a incidere sarebbero anche le massicce importazioni che fanno concorrenza sleale al prodotto nostrano, dal momento che, a tutti gli effetti, non esiste una legislazione vera e propria in merito.
Un’indagine della CGIA di Mestre, poi, ha riscontrato una deflazione nei settori più disparati: se si esclude l’high-tech, soggetto ad abbassamento prezzi periodico per sua stessa natura, tale analisi, effettuata su 200 prodotti, non fa che confermare i timori di Coldiretti, poiché, tra gli altri, il settore alimentare è quello che più ha risentito di questo ribasso dei prezzi. Secondo Paolo Zabeo, coordinatore dell’ufficio analisi della CGIA: “Il fatto che tanti prodotti alimentari abbiano subito un forte deprezzamento è indice delle difficoltà in cui versano le famiglie italiane”, il che significa che, sebbene la crisi iniziata nel 2008 sia agli sgoccioli, l’Italia è ancora ben lontana dalla ripresa: nonostante i flebili segnali positivi, la strada per risalire è ancora molto lunga. Maggiori informazioni sul sito

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