Debito pubblico o benessere per i cittadini?

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Vi sarà capitato di sentire qualcuno dire che il debito pubblico non esiste. Non è vero, esiste eccome, solo che andrebbe chiamato “spesa per il benessere dei cittadini” o se preferite “beneficio pubblico”. E se fosse stato chiamato con il suo vero nome, adesso non dovremmo sentire che bisogna ridurre il debito! Ovvero uno dei più grandi inganni della storia. Ma cerchiamo di capire, perchè si tratta di un beneficio.
Quando uno Stato a moneta sovrana, immette più moneta nel sistema economico privato, di quanta ne riceve indietro con le tasse, si crea il deficit dello Stato. Uno Stato in deficit arricchisce i cittadini, perché distribuisce più soldi di quanti ne richiede indietro. Questo vuol dire che quello che oggi viene chiamato debito pubblico non è qualcosa da restituire a qualcuno, ecco perchè è sbagliato (casualmente?) chiamarlo debito. Se lo stato spende a deficit con moneta sovrana, quello che oggi viene erroneamente chiamato debito, non è altro che un numero, che indica la somma della spesa eccedente i ricavi negli anni. Lo Stato potrebbe creare moneta direttamente accreditando il Tesoro, a tasso zero. Ed è quanto avveniva fino al 1981: annualmente si finanziava il deficit, con nuova immissione di moneta nel sistema, creando inflazione. Dal 1981 invece, con la separazione della Banca d’Italia dal Tesoro, questo non è più accaduto e i Governi italiani, per finanziare il deficit, devono emettere titoli di Stato.
Ma anche il debito accumulato tramite titoli di stato e i conseguenti interessi, sono un problema irrilevante per uno stato a moneta sovrana. Solitamente lo Stato emette semplicemente nuovi titoli, per rimborsare i titoli di Stato giunti a maturazione. Poichè si tratta di qualcosa che per definizione è sempre restituibile, è quantomeno improprio usare il termine “debito”. Essendo io Stato, a creare denaro dal nulla, nessuno dubiterà mai che io possa ripagare sia i debiti che gli interessi. Ed è quanto avviene per gli Stati a moneta sovrana come il dollaro, lo yen, o il franco svizzero. E non si verificherà il fenomeno della “sfiducia dei mercati”, che invece colpisce i paesi dell’area euro, che invece non emettono moneta. Le elite finanziarie e quelle politiche, grazie a questo errore linguistico, si arricchiscono prima con la speculazione, poi acquistando attività e intere nazioni a prezzi ridicoli, arrivando a poter disporre di forza lavoro a prezzi bassi. Paura, insicurezza e sofferenza della popolazione in periodi di crisi, aprono le porte per realizzare facilmente progetti in maniera autoritaria e antidemocratica. Quello del debito pubblico è un grande inganno. Dal quale solo i governi potevano difenderci. Purtroppo però, i governi hanno inserito nella costituzione la parità di bilancio, ora siamo condannati per legge alla povertà.

Fonte: www.economia-italia.com

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